La Vitamina D è un nutriente essenziale coinvolto in diverse funzioni fisiologiche, dal mantenimento di ossa e denti alla normale funzione muscolare e al corretto funzionamento del sistema immunitario. A differenza di molte altre vitamine, può essere prodotta direttamente dall’organismo attraverso l’esposizione della pelle alle radiazioni ultraviolette.
Ma la luce solare è sufficiente da sola a soddisfare il fabbisogno di Vitamina D? In questo articolo risponderemo a questa domanda, approfondendo le caratteristiche di questo micronutriente, i principali fattori che ne influenzano la disponibilità nell’organismo e il ruolo dell’alimentazione e della supplementazione nel suo apporto.
Cos’è e a cosa serve la Vitamina D
La Vitamina D è una vitamina liposolubile che può essere sintetizzata a seguito dell’azione dei raggi UVB sulla pelle o introdotta attraverso fonti esterne. In entrambi i casi, viene sottoposta a successive trasformazioni metaboliche fino a raggiungere la sua forma biologicamente attiva.
Tra le sue principali funzioni, contribuisce a:
- favorire l’assorbimento e l’utilizzo di calcio e fosforo;
- mantenere ossa e denti normali;
- supportare la normale funzione muscolare;
- sostenere il corretto funzionamento del sistema immunitario.
Più sole significa più Vitamina D?
La relazione tra luce del sole e Vitamina D potrebbe sembrare intuitiva: maggiore è l’esposizione alle radiazioni ultraviolette, maggiore dovrebbe essere la sua produzione endogena. Le evidenze scientifiche mostrano però che questa relazione non è così semplice.
Diversi fattori possono infatti influenzare la sintesi cutanea di Vitamina D, tra cui l’età, la pigmentazione della pelle, la stagione, la latitudine, la durata e l’intensità dell’esposizione solare, oltre a stile di vita e abitudini alimentari.
Per questo motivo, la sola disponibilità di luce solare non è necessariamente sufficiente a garantire un adeguato apporto di Vitamina D. La quantità prodotta dall’organismo può variare sensibilmente in funzione delle caratteristiche individuali e delle condizioni ambientali.
Vitamina D tra alimentazione e integrazione
Proprio perché la quantità di Vitamina D presente nel corpo è influenzata da diverse variabili, la sintesi endogena potrebbe non essere sempre sufficiente a soddisfarne il fabbisogno. In questi casi, un ulteriore contributo può provenire dalle fonti esterne, a partire dall’alimentazione – ad esempio tramite pesci grassi, tuorlo d’uovo e alcuni formaggi – e, quando necessario, dalla supplementazione.
Nelle formulazioni degli integratori alimentari, in particolare, sono utilizzate principalmente due forme:
- Vitamina D2 (ergocalciferolo): derivante principalmente da fonti fungine;
- Vitamina D3 (colecalciferolo): la stessa forma sintetizzata dalla pelle in seguito all’esposizione ai raggi UVB e generalmente più efficace nell’aumentarne e mantenerne la concentrazione ematica nel tempo. Essendo una vitamina liposolubile, il suo assorbimento può inoltre essere favorito dalla presenza di grassi nel pasto.
Flarer e il settore nutraceutico
La Vitamina D è solo un esempio del ruolo che la nutraceutica e farmaceutica può avere nell’integrare l’apporto di nutrienti quando alimentazione e altre fonti non sono sufficienti a soddisfarne il fabbisogno. Utilizzata in entrambi i settori, la Vitamina D trova applicazione in diverse tipologie di formulazioni e prodotti.
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